Nevica e il bus va in tilt

marzo 4th, 2011  |  Pubblicato in Articoli

Pullman in ritardo e coincidenze saltate. I pendolari: l’avevamo previsto

Pistoia, 4 marzo 2011

Due giorni di neve sulla montagna pistoiese, due giorni di caos. Il servizio di bus, sostitutivo delle tratte ferroviarie cancellate dalla Regione dall’orario della Porrettana, è andato letteralmente in tilt: mezzi che non hanno rispettato le fermate, ritardi anche di quaranta minuti. Eppure, la gente di montagna l’aveva detto: quando verrà la neve il nuovo sistema di collegamenti salterà. L’idea era quella di rimodulare l’orario dei treni della Porrettana, la linea che collega Pistoia a Bologna attraversando gli Appennini, sostituendo gli autobus ai treni: dieci corse in meno su rotaia (su 22), dodici in più su gomma (che diventano 24 perché i mezzi percorrono due vallate diverse). Risultato, quasi tutti i paesi garantiti dal servizio e risparmio per la Regione di 1 milione e 450 euro all’anno. Ma chi ha tagliato le tratte, forse, ha sottovalutato la reazione della gente.  In effetti quei treni che si infilano nelle gallerie ultracentenarie di una delle ferrovie più vecchie d’Italia non sono molto frequentati, anzi, in molte tratte sono assolutamente vuoti. Il problema è che le corse cancellate, stando ai dati della Regione, sono proprio quelle più utilizzate da studenti e lavoratori. La maggior parte dei pendolari sale sul treno a Pracchia per raggiungere Porretta Terme, dove sono scuole e aziende. Sì, perché i pistoiesi che vivono in questa parte di montagna che confina con il Bolognese, scelgono molto spesso il versante emiliano perché più vicino al capoluogo e ricco di servizi. Lo scelgono perfino per partorire. Insomma, su queste tratte, i numeri non temono il confronto.  L’assessore ai trasporti della Regione, Luca Ceccobao, ha sottovalutato sia il problema che le reazioni, perché la gente di montagna a quella ferrovia c’è davvero attaccata, la sente come il cordone ombelicale che la lega alle città. E le reazioni sono state durissime non appena è saltato fuori il progetto. Anzitutto per i tempi. Con i bus si impiegano dai dieci ai venti minuti più del treno, alcune coincidenze treno-autobus sono impossibili e per un paio di paesi il servizio è stato letteralmente cancellato. «E vedrete quando arriverà la neve», avevano ammonito profeticamente, i residenti. E così è stato.  «La Porrettana – ha detto l’assessore Ceccobao incontrando gli amministratori locali – non verrà chiusa», ma per il momento, rimangono in vita solo i treni che viaggiano vuoti. Che senso ha?, si sono chiesti i cittadini nel corso delle assemblee e durante la manifestazione di protesta davanti alla stazione.  Ma c’è chi un senso lo vede, e si chiama Copit. L’azienda dei trasporti è in crisi e i finanziamenti regionali non riescono a garantirne il futuro. Il taglio dei dieci treni al giorno è un’operazione che fa risparmiare alla Regione 2 milioni e 200mila euro all’anno mentre l’affidamento delle corse sostitutive al Copit costa 750mila euro. Quindi, la decisione regionale serve solo a salvare l’azienda dei trasporti, dice la maggioranza dei contestatori e molti esponenti dell’opposizione. Se la Regione voleva davvero risparmiare, sostengono, bastava tagliasse le tratte sempre vuote e mantenere quelle più utilizzate dai pendolari. Su questi temi si è formato un fronte molto compatto, fatto di residenti, ma anche di imprenditori e di ambientalisti che contestano la scelta della Regione di cancellare un mezzo molto più ecologico dell’autobus. Sul carro della contestazione sono saliti subito i sindaci, sia del Pistoiese che del Bolognese, raggiunti, un po’ più tardi anche dalla Provincia, la cui presidente Federica Fratoni, il 19 febbraio scorso, aveva parlato di «scelta dolorosa ma inevitabile».  La Regione, per il momento, resiste a manifestazioni e pressioni, ma per i cittadini le contraddizioni del progetto sono talmente grossolane che sperano in un ripensamento.

Alberto Vivarelli

fonte : Il Tirreno Pistoia

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