Il Marchese del grillo

aprile 7th, 2011  |  Pubblicato in Rubrica

Riflessioni di Umberto Erpichini vicepresidente del comitato Viva la Porrettana Viva.

Quello che segue, se non c’entra molto  con la situazione della porrettana, c’entra  con la situazione generale.  Mi sono trovato nella vicenda del comitato quasi per caso (la mia qualifica di rappresentante della pro loco di una delle stazioni di maggior rilievo sulla linea Pistoia – Porretta, avrebbe richiesto maggior impegno, me ne assumo la colpa ma sto cercando di rimediare). Durante la manifestazione organizzata a Pistoia dagli amici di San Mommè, mi sono trovato ad arringare una folla, non certo oceanica, in quello che, nella mia famiglia è diventato il “discorso della Lap dance” (i miei figli non hanno ancora smesso di ridere) perché mi sono esibito attaccato ad un palo della luce come l’oscena macchietta di una danzatrice da locale per soli uomini. Nonostante  il rimbombo della tonanti parole del Presidente della Pro Loco di San Mommè e l’ansia generata da un megafono postomi proditoriamente in mano, mi sono ricordato di alcune affermazioni fatte da un tal Carlo Cattaneo più o meno nel 1864.Prima di ricordarle diamo una breve immagine di che cos’era l’Italia di quel tempo: lo stato Italiano era intorno al suo anno zero (ma la nazione italiana aveva duemila anni), la forma dello Stato era monarchica retta da Vittorio Emanuele Secondo, Garibaldi era a Caprera, Firenze si preparava a diventare capitale. Circa l’80% dei ventidue milioni di abitanti del nostro paese  era analfabeta, gli studenti universitari erano 6500. Carducci stava pensando di esaltare il ruolo della modernità, e della ferrovia  scrivendo un  “Inno a Satana” e Pio IX, ad ogni buon conto, aveva  già pubblicato il suo sillabo. Si potrebbe pensare che in quelle magnifiche giornate, dove tutto era ancora da fare, si pensasse all’organizzazione dello stato, ai principi generali, all’organizzazione economica, dando scarso rilievo ai diritti elementari dei cittadini. Dati gli immensi problemi da affrontare sarebbe stato comprensibile. Eppure, in quell’atmosfera, in quell’epoca, il tale Cattaneo sopra citato scriveva: “ Se le famiglie hanno più di una mezz’ora o di un ora di cammino dalle case alla scuola, alla levatrice, al mortario,o a qualunque altra parte di necessario servizio vicinale.. il concetto del comune sparisce, e chi deve contribuire alle sua spese è frodato”. Notate bene che queste parole parlavano dei diritti di sudditi in un paese formalmente e praticamente poco democratico ! Ora, date queste  premesse, le grandi figure che hanno lavorato per realizzare i sopra espressi elementari concetti di democrazia compiuta,  dopo centocinquant’anni di “progresso e democrazia”, siamo arrivati ai sanguinanti tagli operati dalla regione toscana sul diritto all’esistenza delle sue popolazioni montane (che in definitiva di questo si tratta); oggi, avendo come premesse per il futuro la lillipuziana statura e  l’arrogante indifferenza dei politici alla Cecco – bao, quale sarà la sorte del nostro paese non  fra centocinquant’anni , ma fra quindici ? Ecco che, mosso da questo pensiero,  un movimento spontaneo e trasversale tenta di arginare i liquami. Le persone smettono di essere telespettatori, consumatori, elettori,milanisti, interisti, compagni e camerati;  per una volta lasciano ogni appartenenza  che non sia quella della comune  cittadinanza, le cui funzioni, delegate ma non abrogate,  reclamano con forza di voler essere esercitate direttamente: Decidiamo Noi !  A mio avviso questo è il dato importante: la gente comune si coalizza e si  concentra sulle cose, sui risultati da raggiungere, si riappropria della propria volontà, combatte, si mobilità, contrappone alle logiche istituzionali il sano senso comune. Non so come andrà a finire la faccenda della porrettana, ma spero che lo spirito sorto a Pracchia qualche settimana fa sopravviva e si coaguli ogni volta che ognuno vorrà imporre le sue scelte, nonostante noi, contro di noi; forte solo di un ruolo istituzionale senza contrappesi che lo porti a pensare  “io sò io e voi non siete un cazzo.”

Umberto Erpichini
Chiara Armandi

 


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