Una corsa a ostacoli

aprile 14th, 2011  |  Pubblicato in Articoli

Pistoia, 14 aprile 2011

Chissà se al mattino, quando si alza, l’assessore Ceccobao esegue qualche rito vudù nella speranza che sulla Porrettana, intesa come strada, non succeda nulla. Non sempre tutto può andare liscio e basta un po’ di neve, un autotreno di traverso, un pullman di turisti per far diventare tutto più difficile. La neve a marzo aveva messo in grossa difficoltà il servizio “speciale” del Copit, ma adesso i disagi sono ridotti al lumicino. Può capitare, però, che si vada incontro all’assurdo. Un esempio? Nel viaggio di ritorno da Porretta verso Pistoia, con numeri di frequentatori bassissimi visto che tra andata e ritorno si arriva a quota dodici passeggeri, ci imbattiamo in un pullman di turisti francesi che rallenta la corsa all’autobus Copit e quando arriviamo alle Svolte il passaggio a livello è chiuso. Già, chi vorrebbe sostituire il treno viene bloccato dallo stesso e rimane fermo per ben sette minuti. Mentre il convoglio prosegue tranquillo nel suo viaggio.  «Non prendevo spesso nemmeno il treno – spiega Tamara Nannini – però mi trovo bene anche con l’autobus, soprattutto perché non soffro di mal d’auto. Personalmente mi piaceva di più il trenino, però per chi vive in montagna penso che possa risultare più utile l’autobus perché ci sono più fermate lungo il tragitto».  In tanti rimpiangono il treno perché, oltre a stare più comodi, consentiva di riempire meglio i tempi morti. «Sull’autobus non posso ricamare – dice Sara Giagnoni – cosa che invece facevo in treno per passare il tempo ed era sicuramente meno stressante. Inoltre ho un ulteriore problema: abitualmente scendevo a Pistoia Ovest ma l’autobus non passa dal viale Adua perché devia sulla tangenziale e così, una volta in stazione, ho bisogno di un altro autobus per tornare a casa».  A qualcuno, però, passare per la strada piuttosto che per la ferrovia ha portato qualche beneficio. «Scendo a Taviano – commenta Patrizia Fabrizi – e, per quanto mi riguarda, così sono molto più contenta visto che prima dovevo scendere dal treno a Ponte alla Venturina e poi aspettare l’autobus che tornava fra i monti. Il viaggio non è nemmeno particolarmente stressante, se non fosse per le curve che ci sono per andare a Sammommè».  Nella nostra perlustrazione troviamo anche un volto che già avevamo interpellato a fine febbraio quando stava per entrare in funzione il servizio sostitutivo: Beata Olszewicz che conferma una nostra sensazione sul deserto che c’è negli autobus. «Chi non ha obblighi di orario – ci racconta Beata – continua a prendere il treno perché l’autobus è decisamente più stressante: alle 7 devi alzarti prima e poi le curve, i camion, i sassi lungo la strada e lo stomaco sotto sopra. Insomma, mi chiedo: ma che risparmio può essere mandare in giro un autobus da 47 posti dove, in genere, siamo in tre? Evidentemente a nessuno interessa se adesso si inquina di più».  Visto che Beata è una frequentatrice quotidiana della Porrettana le chiediamo anche cos’è successo nei giorni in cui la neve ha mandato tutto in tilt.  «Alcuni autisti – continua Beata – non scendevano nemmeno a Sammommè per le difficoltà a tornare indietro. Tutti accusavano ritardi assurdi ed io, per tre giorni, non sono potuta andare a lavorare. In estate non ci saranno problemi, ma quando tornerà l’inverno?».

Saverio Melegari

fonte : Il Tirreno Pistoia

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