Persone perbene

aprile 18th, 2011  |  Pubblicato in Rubrica

Riflessioni di Mariarosa Brizzi sulle crescenti difficoltà di insediamento nell’ Appennino Tosco Emiliano

Lagacci, 19 Aprile 2011

Sono nata tra queste montagne, qui ha vissuto da sempre la mia famiglia, qui avrei continuato a vivere se fossi nata solo trent’anni prima e se non avessi avuto dei genitori che per me e mio fratello hanno avuto la forza di pensare a un futuro diverso.

Qui tuttavia avrei potuto continuare a vivere se il territorio fosse stato tutelato e amministrato in modo meno miope, se l’atteggiamento non fosse stato da ormai troppi anni alla “meno”. Un atteggiamento che ha generato un circolo vizioso per cui diminuisce la popolazione, diminuiamo i servizi e perciò la popolazione diminuisce ulteriormente e quindi togliamo altri servizi e via così fino a che non ci sarà più popolazione e quindi nessun bisogno di servizi.

In quest’ottica credo si possa leggere l’ultimo, dissennato taglio operato ai danni della ferrovia Porrettana. La motivazione infatti qual è stata? Gli utenti sono troppo pochi per ripagare i costi del servizio. Mi verrebbe veramente da dire: “Grazie, bella scoperta”. Come fanno ad esserci molti utenti se da decenni la Regione, la Provincia, il Comune non fanno altro che dare sempre più motivi alla popolazione per abbandonare i propri paesi? La questione del treno non è di poco conto: lo so bene io che ho potuto frequentare a Pistoia le scuole superiori solamente perché c’era un mezzo affidabile, che viaggiava con qualunque condizione di tempo e che bene o male mi portava ogni mattina in città e ogni pomeriggio (quasi) a casa. Adesso dei genitori che hanno un figlio da mandare a scuola dovrebbero sperare nel passaggio di un autobus e questo dopo essersi sobbarcati per anni l’incombenza di portare il figlio alle scuole elementari e medie (perché anche per questo non c’è nessun servizio). È vero che anche nella zona di San Marcello ci arrivano solo gli autobus, ma le condizioni delle strade sono ben diverse da quelle della SS Porrettana da Pracchia a Ponte della Venturina, per non parlare di come quella strada viene mantenuta transitabile durante l’inverno quando nevica e c’è ghiaccio.

Per noi che siamo cresciuti in questi paesi, il treno ha da sempre rappresentato un punto fermo, una sicurezza di mantenersi in contatto con il resto del mondo, un mezzo sicuro per sentirsi parte della comunità e non mezzi cittadini che hanno molti svantaggi (pagare più tasse comunali che altrove, spendere molto di più per spostarsi, dover fare da soli quello che per altri è un servizio garantito dall’amministrazione) e un solo vantaggio: vivere nei luoghi a cui si sente fortemente di appartenere. Un’ altra spirale del circolo vizioso alla meno!

Si fa un gran parlare di conservazione del territorio, di politiche ambientali, ci si sciacqua la bocca con parole come “tutela” o “protezione”, ma poi come dato di fatto non si fa niente per invertire la tendenza che porta allo spopolamento di queste montagne. E dire che l’unico modo per garantire veramente la tutela del territorio è fare in modo che le persone che veramente lo conoscono e lo sanno trattare possano continuare a farlo: non bastano gli ambientalisti della domenica a mantenere vive e vitali zone come queste!

Che tristezza salire a Pistoia su un pulmino che sembra un cellulare invece che prendere il “mio” treno che da quando ero ragazzina mi fa tornare a casa. Non ce lo meritiamo: siamo persone troppo perbene per essere costrette sempre a mendicare quello che è in effetti un nostro diritto.


Mariarosa Brizzi

 

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